Una RSA privata è una struttura che vive delle rette pagate dagli ospiti e dalle loro famiglie, senza posti a contratto con l’ASL. Si può aprire. Ma «privata» non significa «con meno regole»: cambiano i passaggi amministrativi da affrontare, non il livello di attenzione richiesto a chi accoglie persone anziane.

Un avviso sul nome. In diverse Regioni la sigla RSA indica una tipologia precisa, con requisiti sanitari precisi. Prima di scrivere «RSA» sull’insegna, chiedi alla tua Regione o all’ASL come si chiama la struttura che stai progettando e che cosa puoi dichiarare al pubblico.

Che cosa significa davvero «privata»

Nel sistema italiano ci sono tre gradini distinti, tutti nel D.Lgs. 502/1992: l’autorizzazione alla realizzazione e all’esercizio (art. 8-ter), l’accreditamento istituzionale (art. 8-quater) e gli accordi contrattuali con il servizio sanitario (art. 8-quinquies). Una struttura convenzionata li percorre tutti e tre. Una struttura privata si ferma al primo.

Conseguenza pratica: nessun posto letto finanziato dall’ASL, nessun budget annuale da negoziare, nessuna rendicontazione verso l’ente pubblico. La retta la paga chi entra in struttura. Il percorso completo, con gli esempi, lo trovi nella guida su come aprire una RSA o casa di riposo.

I passaggi che restano uguali

Qui molti si sbagliano. Pensano che senza convenzione basti trovare un immobile e iniziare. Non è così, perché l’autorizzazione resta obbligatoria e la sua istruttoria è la stessa.

  • Autorizzazione all’esercizio, con requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi fissati dalla Regione per la tipologia scelta.
  • Immobile idoneo: destinazione d’uso corretta, accessibilità, prevenzione incendi (per le strutture residenziali sopra certe soglie di posti letto passa dai Vigili del Fuoco).
  • Personale nelle figure e nei rapporti previsti per la tipologia autorizzata, con un responsabile della struttura.
  • Obblighi trasversali: sicurezza sul lavoro (D.Lgs. 81/2008), autocontrollo HACCP per la cucina, trattamento dei dati sanitari secondo il GDPR.

Per vedere come cambiano questi passaggi da una Regione all’altra, leggi la guida sull’autorizzazione e l’accreditamento delle strutture per anziani in Toscana.

Cosa cambia rispetto a una struttura convenzionata

Meno passaggi burocratici, sì. Ma il rischio si sposta tutto su di te.

Una struttura convenzionata ha una parte di ricavi prevedibile, legata ai posti a contratto. Una privata no: ogni posto letto vuoto è un ricavo che non c’è, e i costi fissi (personale, utenze, affitto) corrono lo stesso. Il riempimento dipende da quanto le famiglie del tuo territorio ti conoscono, si fidano e possono permettersi la retta. Per questo il lavoro di posizionamento e di comunicazione pesa molto di più: ne parliamo nella guida al marketing per case di riposo.

Cambia anche il rapporto con l’ospite. La retta la fissi tu, ma devi poterla spiegare: servizi inclusi, servizi extra, cosa succede in caso di ricovero in ospedale, come si recede. Un contratto chiaro vale più di uno sconto.

Quanto costa partire: le voci, non i numeri

Non ti do una cifra. Cambia troppo con l’immobile, con la Regione e con il numero di posti, e le cifre senza fonte che si trovano in rete non reggono a un piano serio. Ti elenco invece le voci da mettere in conto:

  • acquisto o affitto dell’immobile e adeguamenti edilizi e impiantistici;
  • arredi, letti, ausili e dotazioni sanitarie;
  • sistemi informatici, chiamata di emergenza, eventuale gestionale;
  • pratiche, progettazione e consulenze;
  • personale assunto e formato prima dell’apertura;
  • un fondo di cassa per i mesi in cui la struttura non sarà piena.

Noi facciamo sempre la stessa prova prima di parlare di investimento: quanti ospiti servono per coprire i costi fissi, e in quanti mesi è realistico raggiungerli nel tuo territorio. Se la risposta è «non lo so», il piano non è pronto. Per le voci di gestione a regime c’è la guida sui costi di gestione di una casa di riposo.

Restare privata o puntare alla convenzione

Dipende dal mercato locale, non dall’ideologia. Restare privata ha senso quando nel tuo territorio ci sono famiglie disposte a pagare la retta piena e la tua proposta si distingue per servizio, ambiente o dimensione. Ha meno senso dove l’offerta convenzionata è abbondante e le rette sono basse.

Si può cambiare strada in seguito? In linea di principio sì, ma serve l’accreditamento e poi l’accordo con l’ASL, che decide sulla base della programmazione regionale. Nessuno può prometterti posti convenzionati futuri.

Domande frequenti

Una RSA privata può accogliere ospiti non autosufficienti?

Dipende dall’autorizzazione. La tipologia autorizzata dalla Regione stabilisce il livello di assistenza erogabile e quindi quali ospiti puoi accogliere. Fatti indicare per iscritto, dall’ufficio competente, che cosa copre esattamente il tuo titolo.

Serve un medico in una struttura privata?

Le figure sanitarie obbligatorie dipendono dalla tipologia autorizzata e dagli standard regionali. Una struttura che accoglie persone non autosufficienti deve prevederle secondo quegli standard. Verifica sempre il regolamento della tua Regione.

Posso chiedere la convenzione con l’ASL in un secondo momento?

Puoi avviare il percorso di accreditamento, ma l’accordo contrattuale non è garantito: dipende dal fabbisogno e dal budget dell’ASL. Meglio costruire il piano economico pensando che i posti convenzionati possano non arrivare.

Se la tua struttura dovesse reggersi per i primi dodici mesi solo sulle rette private, a quale occupazione dovresti arrivare per stare in equilibrio? Se vuoi ragionarci sul tuo caso, puoi scriverci dalla pagina Contatti.